Cosa è bene sapere sul simulatore di terremoti

Il simulatore di terremoti di Open Data L’Aquila non è uno strumento di previsione esatta delle eventuali conseguenze sugli edifici e sulla città. Ha un valore teorico che può aiutare, da un lato, i cittadini ad accrescere la propria conoscenza del territorio e, dall’altro, gli studiosi e gli amministratori a sviluppare ulteriori strumenti di prevenzione. Questo perché non è possibile prevedere i terremoti e i loro effetti. Le variabili in gioco nel momento in cui accade un sisma sono molte e complesse, così da rendere complessa anche la stessa simulazione di una scossa.

Non ci sarà mai una corrispondenza esatta tra la simulazione e la realtà. Il terremoto non accade su un piano, come nel simulatore, bensì su una struttura tridimensionale più complessa. In secondo luogo, variazioni anche decimali di magnitudo possono generare conseguenze molto diverse tra loro. In terzo luogo, non c’è una conoscenza perfetta del sottosuolo, un ambiente ancora in parte non compreso dalla scienza. In quarto luogo, nella realtà la faglia può “rompersi”, generando il terremoto, in un punto diverso da quello dove si “rompe” nella simulazione. 

Inoltre, un aspetto non trascurabile riguarda le frequenze. Ovvero il numero di oscillazioni compiute dall’onda sismica nell’unità di tempo. Il terremoto genera tante onde sismiche con diverse frequenze che si propagano in modo diverso producendo effetti diversi sulla superficie. Le performance dei software utilizzati permettono di ricostruire in modo dettagliato soltanto la propagazione delle onde con frequenze al di sotto dei 4 Hertz, dunque non permettono di ricostruire l’effetto del terremoto per frequenze superiori che, pure hanno rilevanza ai fini della sicurezza sismica degli edifici.

Con il simulatore si può ricostruire piuttosto in dettaglio, con le incertezze sopra discusse, il comportamento sismico del territorio aquilano, perché a partire dal terremoto del 2009 lo studio del sottosuolo ha prodotto una grande mole di dati sia in termini di microzonazione sismica che di movimento del terreno. 

Allontanandosi dalla zona dell’Aquila, si entra nel campo delle assunzioni ragionevoli perché non è possibile prevedere se nel futuro prossimo o remoto accadrà qualcosa di geologicamente rilevante. Basti pensare che la stessa faglia di Paganica, che ha generato il terremoto di dieci anni fa, fino al 2009 era solo parzialmente conosciuta.

Il lavoro di ricerca che ha prodotto il simulatore di Open Data L’Aquila è al vaglio della comunità scientifica internazionale e sarà presto pubblicato su riviste specialistiche del settore.

Foto credit: Spencer Watson

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Qual è la metodologia utilizzata

Ai fini della ricerca è stato preso in considerazione un “dominio” (una porzione di sottosuolo) di circa 50 km di lunghezza, 40 km di larghezza e 20 km di profondità. All’interno di questo dominio è stato ricostruito un modello digitale tridimensionale del sottosuolo, incorporando tutti i dati relativi alla microzonazione sismica raccolti dopo il sisma…